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Le disavventure di Ratman e Brakko:
L'appartamento, l'università, i coinquilini, passioni e casini vari della vita di due fuori sede.
E in più Coluichedormesuldivano, un nome, un programma



Ratman


Coluichedormesuldivano

 


Brakko




Visti dall'alto



Marchio di qualità

 
21 maggio 2008

Ma si può?!???

Fisco, i dirigenti si promuovono da soli

Scatta l'«autovalutazione» e l'84% si dà del «bravo». Così si calcolano premi e incentivi

«Anch'io disprezzo i fannulloni. Ma se c'è un fannullone è chi dirige male o non c'è proprio a dirigere». Parola di Raffaele Bonanni. Ma forse, quando ha sferrato l'attacco ai dirigenti pubblici, il segretario della Cisl non aveva ancora letto l'ultimo bollettino dell'Aran, l'agenzia governativa per i contratti del pubblico impiego.

Perché se l'avesse fatto avrebbe scoperto che l'84% dei dirigenti dell'Agenzia delle entrate valuta se stesso «più che adeguato» all'impresa, se non addirittura «eccellente» in relazione al raggiungimento degli obiettivi. E quelli che restano? Quelli si considerano almeno «adeguati». Insomma, non ce n'è nemmeno uno che si reputi davvero scarso. Ma se vi chiedessero «datti un voto», sapendo che dal giudizio che vi date potrebbe dipendere un aumento di stipendio, oppure un progresso di carriera, rispondereste qualcosa di diverso? Eppure, incurante di autorevoli studi americani che dimostrano come l'«autovalutazione» porti inevitabilmente a sopravvalutarsi, l'Agenzia delle entrate ha pensato di fondare il proprio sistema di misurazione del merito dei dirigenti proprio su questo principio. E il responsabile dell'organizzazione, Marco Annecker, ha impiegato undici pagine fitte del bollettino Aran per spiegare perché, presentando i primi risultati del nuovo sistema introdotto nel 2006. La sua relazione comincia con la citazione della famosa frase che campeggia sul tempio di Apollo a Delfi: «Conosci te stesso ». Chiaro, no? Più oscuro, invece, è il motivo per cui il sistema di valutazione dei dirigenti sia stato battezzato con il nome di una stella, S.I.R.I.O: «Sistema Integrato di Risultati, Indicatori e Obiettivi». Anche perché Sirio è la stella «del cane». Ma non è la prima volta che i creativi delle Entrate si applicano nella ricerca di improbabili acronimi. Sapete come si chiama la banca dati dell'Anagrafe tributaria? Serpico, proprio come il famoso detective anticorruzione americano. Dove però «Ser.P.I.Co» sta per «Servizio Per le Informazioni sui contribuenti ».

Complimenti. Ma c'è anche il R.A.D.A.R.: Ricerche e Analisi Decisionale per l'Accertamento del Reddito. Inseguendo Sirio, i 1.352 dirigenti scoprono da sé quanto sono bravi attraverso un complicato percorso di «autovalutazione strutturata» costruito con un software raffinato. Che dovrebbe mettere al riparo anche da eccessi di autostima. Già, ma come? Dice la relazione: «Quanto alla possibile obiezione che i racconti degli interessati potrebbero non rispondere a verità... più che mai può qui valere il detto secondo il quale "le bugie hanno le gambe corte"». Del resto, «se è giusto che il valutato pretenda oggettività dai valutatori, anch'egli deve per primo seriamente impegnarsi in un'analisi obiettiva». Insomma, fanno a fidarsi. Ma fino a un certo punto. Perché il dirigente superiore, che evidentemente non ha l'anello al naso, provvede a ridimensionare i giudizi palesemente esagerati, senza sorpresa e senza danno per l'interessato. Il quale, male che vada, si vede «retrocesso» da «eccellente » al grado di «più che adeguato ». Correzione che fa scendere il numero delle presunte eccellenze dal 40% a meno del 10%. Circostanza della quale l'Agenzia delle entrate sembra addirittura rammaricarsi, dato che l'obiettivo di S.I.R.I.O. è «la condivisione dei giudizi... vale a dire la sintonia fra come io valuto me stesso e come l'altro valuta me». Ma anche le amministrazioni che non si sono imbarcate in progetti altrettanto «stellari» (e probabilmente costosi) di valutazione, non rinunciano al giudizio fai da te. Al ministero dell'Economia, per esempio, i dirigenti di seconda fascia compilano ogni anno un questionario sui «comportamenti organizzativi» con relativo «punteggio conseguito».

Punteggio, per inciso, che si danno da soli. A fianco della loro autovalutazione c'è una colonna riservata al dirigente generale che può confermare o meno i voti che i loro sottoposti si sono attribuiti. Quanti pensate che siano i bocciati? Nessuno. Anche perché salterebbero i premi collegati. D'altra parte, se su 3.769 alti dirigenti dello Stato, non ce n'è uno che abbia avuto un giudizio mediocre, una ragione ci deve pure essere. L'economista Nicola Rossi haraccontatodomenica sul Corriere che al ministero dello Sviluppo, se ogni funzionario può essere valutato da un minimo di 3 a un massimo di 9, c'è un accordo sindacale che prevede che la media dei voti non possa essere inferiore al 6. Per non parlare della Regione Siciliana dove, secondo la Corte dei Conti, dal 2001 al 2006 tutti i 2.196 dirigenti hanno avuto in busta paga trattamenti economici di posizione pari al massimo. Possibile? Possibile. Perché in Sicilia l'«autovalutazione» è in vigore da sette anni. Anzi, sono stati loro i precursori di quello che hanno chiamato più pietosamente «autoreferto». Tecnicamente, la diagnosi della malattia effettuata dallo stesso malato. Ma il merito? Quello resta in subordine. E qualche volta ci rimane, in subordine, anche se per salire un gradino si deve fare un esame. Prendiamo il caso di Franca Caruso, dipendente del ministero dell'Economia a Catanzaro già inquadrata nella carriera direttiva, grado C1. Un bel giorno la signora decide di partecipare al concorso interno per due posizioni di livello C3. Con lei partecipano due colleghi di grado superiore C2. Ma la signora Caruso li batte entrambi e vince il concorso. Direte: le avranno srotolato il tappeto rosso e dato pure un bell'aumento di stipendio. Macché. Subito si fa un accordo sindacale, firmato dall'allora direttore generale del Tesoro Giancarlo Del Bufalo, con il quale si stabilisce che per accedere al livello C3 bisogna necessariamente passare dal grado C2. La graduatoria viene quindi rovesciata, e la signora Caruso, da prima che era, si ritrova terza. E oltre al danno, pure la beffa di vedersi offrire il posto C2 di uno dei due che aveva sonoramente battuto al concorso. Adesso sono alle carte bollate. E chissà se con l'autovalutazione sarebbe andata in maniera diversa.

Enrico Marro
Sergio Rizzo
21 maggio 2008

Se non fosse perchè sono italiano direi che c'è di che ridere....ma lo sono, e scusatemi la citazione, ma non ci resta che piangere.

Passando a rivedere quanto vi ho riportato sopra, mi chiedo quanti dei nostri soldi sono stati buttati per realizzare questo sistema bufala e quanti sono andati in gratifiche e altri premi?

In secondo luogo, ai signori sindacalisti "baluardo alla difesa del lavoratore" io direi che se uno non lavora è giusto che se ne stia a casa se c'è chi lo può sostituire lavorando meglio, perchè accordi del genere non mirano alla protezione del lavoratore, ma a quella del fannullone. Ora mi verrete a dire: ma se io lavoro e il dirigente ce l'ha con me? La risposta è che è qui che dovrebbe servire il sindacato, non a paraculare tutti indistintamente secondo il mio punto di vista.

Grazie per l'ascolto.

MrSofa


12 maggio 2008

Bisogna essere tolleranti ?!?




permalink | inviato da Ratmanthebest il 12/5/2008 alle 21:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

2 maggio 2008

a grande richiesta

siccome ero stufo di vedere Variati ogni volta che aprivo il blog e il maestro aveva avanzato una richiesta irrifiutabile....


MrSofa


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permalink | inviato da Ratmanthebest il 2/5/2008 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


 

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